16 aprile 2015

Chiedere un Mutuo con il Contratto a Tutele Crescenti

Le banche concedono il mutuo a chi è assunto col contratto a tutele crescenti? - In seguito all'introduzione del contratto di lavoro a tutele crescenti, avvenuta con il Jobs Act, sono sorte preoccupazioni in merito all'accendere un mutuo in banca con quel tipo di contratto: la riforma del lavoro ha abolito l'articolo 18, può quindi un lavoratore essere considerato affidabile quanto lo era un dipendente assunto col vecchio articolo 18? Al momento quasi tutti gli istituti di credito stanno valutando come si svilupperà il mercato del lavoro in seguito all'introduzione del Jobs Act, ma intanto invitano i clienti che vogliono aprire un mutuo e sono assunti con il contratto a tutele crescenti, ad accendere parallelamente un'assicurazione che garantisca un rimborso in caso di insolvenza. In questo articolo parliamo di come le banche si stanno muovendo in merito alla concessione di mutui ai lavoratori assunti dopo l'introduzione della riforma del lavoro e scopriamo come funzionano le polizze assicurative stipulate contestualmente all'accensione di un mutuo, per un quadro delle offerte ora sul mercato: Confronto Mutui per Giovani con Contratto a Tutele Crescenti.

La riforma del lavoro ha introdotto il contratto a tutele crescenti: come funziona per l'accensione di un mutuo?
Accendere un mutuo con il contratto a tutele crescenti, la posizione delle banche

Gli istituti di credito accetteranno di buon grado il contratto a tutele crescenti, in quanto non è un contratto di serie B: questo era quanto sosteneva il presidente dell'Associazione Bancaria Italiana Antonio Patuelli lo scorso 6 marzo. Ma nella realtà dei fatti chi si reca in banca per chiedere un mutuo, deve contestualmente stipulare una polizza che lo tutela dal licenziamento. La riforma del lavoro Jobs Act è ormai legge, ma nessuna banca ha deciso "ufficialmente" se concedere un mutuo a chi è assunto con il contratto a tutele crescenti, in quanto per gli istituti di credito è al momento impossibile misurare il rischio di licenziamento: questo dato sarà disponibile fra almeno un anno, quando le banche avranno più informazioni sulle percentuali dei licenziamenti. Se questa percentuale risulterà alta, le banche considereranno alto anche il fattore di rischio legato al contratto a tutele crescenti e difficilmente erogheranno i mutui. Diversamente, ovvero se la percentuale sarà bassa, gli istituti di credito considereranno una buona garanzia il contratto introdotto con la riforma del lavoro e concederanno più facilmente i mutui. Per ora resta quindi in vigore la necessità di sottoscrivere una polizza anti-licenziamento.

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Come funzionano le polizze legate all'accensione di un mutuo

Le polizze anti-licenziamento prendono diversi nomi a seconda dell'istituto di credito al quale ci si rivolge per accendere un mutuo, nomi quali Assicurazione sulla perdita del lavoro, Polizza sul mantenimento del posto, Garanzia della continuità del reddito. Queste assicurazioni verranno proposte finché non si avranno maggiori dati sugli effetti prodotti dal Jobs Act: le banche si tutelano in quanto con il contratto a tutele crescenti il rischio di licenziamento è alto, ma non è al momento calcolabile. Queste polizze hanno al momento un costo molto alto, pari anche ad un ottavo del totale dell'importo richiesto per il mutuo, ed ovviamente richiede il pagamento di una rata mensile più elevata. Le polizze non sono obbligatorie, ma se non sottoscritte pregiudicano l'erogazione del mutuo, che si traduce in un rifiuto sulla concessione del mutuo se il cliente non accetta di sottoscriverle. Quindi chi è assunto con il contratto a tutele crescenti e chiede di accendere un mutuo, ma non vuole stipulare una polizza anti-licenziamento, non ottiene il mutuo.

In sintesi il contratto a tutele crescenti introdotto con il Jobs Act, viene al momento considerato alla stregua di un contratto di lavoro precario, quindi a chi chiede di accendere un mutuo non resta che affidarsi alla garanzia offerta da genitori e parenti: con la riforma del lavoro non si è al momento interrotta l'esclusione di chi ha genitori precari o poveri, dall'ottenimento di una casa di proprietà.