13 settembre 2018

Mutui: Previsioni Euribor e Eurirs per i Tassi dei Mutui

L'andamento dell'Euribor per i mutui variabili resta sotto lo zero, l'andamento dell'Eurirs per i mutui fissi è sempre intorno ai minimi - previsioni tassi mutui aggiornate al 13 settembre 2018
Chi ha in corso un mutuo o ha intenzione di accenderne uno, che sia a tasso a fisso o variabile, almeno per i prossimi anni non deve preoccuparsi troppi dell'andamento dei tassi dei mutui visto che le previsioni Euribor e le previsioni Eurirs sono decisamente positive ed entrambi gli indici dovrebbero restare a livelli minimi almeno per i prossimi due/tre anni, addirittura alcuni analisti osano dire anche oltre, nonostante l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea. Certo si tratta sempre di previsioni ma basate sugli attuali scenari economici: a meno di choc improvvisi e imprevedibili, i tassi d'interesse dei mutui rimarranno convenienti. Vediamo dunque le più aggiornate previsioni sui tassi dei mutui, analizzandone poi principali fattori.

Previsioni Euribor e tassi mutui - Da inizio 2015 gli indici Euribor 1 mese e 3 mesi sono sotto zero, con il tasso BCE portato a 0.00% nel mese di marzo 2016 (sempre nell'ottica di una politica monetaria espansiva). L'andamento dell'Euribor è stato sempre in discesa, questi i dati aggiornati al 13 settembre 2018: l'Euribor 3 mesi resta fisso sottozero a quota -0.32% da oltre un anno, suo minimo storico, come anche l'Euribor 1 mese è al minimo storico di -0.37%; pure l'Euribor 6 mesi è in negativo a -0.27% mentre l'Euribor 12 mesi, sceso sottozero nel mese di ottobre 2016, è a -0.17%: da mesi entrambi sono fermi a questi valori.

Le più aggiornate previsioni sull'Euribor, come sempre basate sui tassi futures, prospettano che una risalita che potrebbe cominciare a fine 2018 con una uscita dalla zona negativa solo nel 2019 con un possibile ritorno all'1% non prima della seconda metà del 2022.

ATTENZIONE! Si prospetta una riforma dell'Euribor (del metodo di calcolo) o anche una sua sostituzione con un altro indice a partire dal 2020. Si tratta di una riforma globale degli indici finanziari in atto già da anni, comunque secondo gli analisti ci saranno tutt'al più conseguenze marginali per i tassi di interesse dei mutui.
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Previsioni Eurirs e tassi mutui - Per quanto detto sopra la situazione dell'Eurirs non si discosta da quella dell'Euribor, dunque valori bassi per alcuni anni ancora. Ci vorrebbero davvero grossi scossoni finanziari per far alzare sensibilmente l'andamento dell'Eurirs, visto che neanche la crisi in Grecia del 2015 e la svalutazione dello yuan cinese dello stesso anno hanno avuto effetti significativi. La Brexit non sembra avere effetti anche sugli interessi dei mutui a tasso fisso

Tuttavia gli andamenti Irs, dopo aver toccato i minimi storici ed essere andati in negativo a metà 2016, hanno iniziato a normalizzarsi e a risalire, comunque restando intorno ai minimi con un andamento altalenante ma sempre di lieve entità: in data 13 settembre 2018 si andava dallo 0.32% dell'Eurirs 5 anni (0.28% tre mesi prima, 0.46% sette mesi prima) all'1.53% dell'Eurirs 30 anni (1.50% tre mesi prima, 1.61% sette mesi prima). Il trend è di stabilità in quanto nel corso degli ultimi due anni si sono avute leggere salite e discese sempre nell'ordine di pochi decimi di punto.
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Tassi mutui, previsioni interessi: i fattori chiave - La situazione economica europea e mondiale è caratterizzata da un'inflazione bassa: oltre alla BCE col Quantitative Easing (che terminerà ufficialmente a fine 2018 ma i cui effetti si protrarranno ancora), anche la Fed USA ha una politica monetaria prudente anche se sta alzando i tassi.

Contrariamente a quanto accadeva fino ad alcuni anni fa, lo spread bancario non alza molto i costi dei mutui perchè la concorrenza tra le banche, i bassi prezzi delle case nel mercato immobiliare, la politica monetaria della BCE lo tengono a bada. La conclusione del QE è stata spostata a dicembre 2018 (quindi un totale di quattro anni, essendo iniziato a marzo 2015): gli acquisti di titoli termineranno ma la BCE resterà sul mercato e ha confermato che i tassi di interesse rimarranno al minimo per molto tempo ancora, dunque le analisi sui suoi effetti restano più che mai valide; dal 2016 il costo del denaro è allo 0%, mentre il tasso sui depositi è a -0.40%, ovvero le banche pagano di più per tenere ferme le liquidità nelle casse della BCE.

I motivi per cui i tassi d'interesse dei mutui sono al minimo e così dovrebbero restare per il breve-medio periodo possono essere così sintetizzati:
  • la politica monetaria espansiva della BCE con il Quantitative Easing immette più liquidità nel settore bancario, dunque le banche lo offrono e se lo scambiano a tassi d'interesse più bassi: ciò influenza l'andamento dell'Euribor (indice mutui tasso variabile), che si calcola a partire dai tassi d'interesse a cui le principali banche europee si scambiano denaro; il livello d'inflazione resta ancora basso, seppur un po' più vicino all'obiettivo del 2%: un motivo in più, insieme agli altri fattori economici spiegati qui sotto, che hanno spinto la BCE ad continuare il Quantitative Easing e a confermare che anche dopo la conclusione resterà attiva sul mercato dei titoli
  • sempre il QE ma anche la situazione economica generale fanno sì che i Titoli di Stato tedeschi e europei in generale offrano rendimenti minimi: ciò influenza positivamente l'andamento dell'Eurirs (indice mutui tasso fisso) che si calcola a partire dai rendimenti dei Bund decennali
  • la BCE, con l'intento di stimolare le banche europee a concedere più finanziamenti, ha imposto già dal 2014 un costo sui depositi di liquidità che le banche lasciano nelle sue casse: dal board del 3 dicembre passa da -0.20% a -0.30%, dal board del 10 marzo addirittura da -0.30% a -0.40%
  • come riportato nel focus Conviene un mutuo fisso o variabile adesso? le compravendite immobiliari in Italia sono ancora al palo e i prezzi delle case bassi; nonostante ciò gli italiani fanno fatica a farsi concedere mutui acquisto casa perchè la situazione occupazionale e del risparmio delle famiglie non è buona: ciò significa che l'offerta di mutui è di molto superiore alla domanda, che la concorrenza tra banche è alta, quindi i costi restano bassi; in particolare si registrano molte promozioni con le quali le banche propongono mutui con spread bancari ribassati e altri sconti
Cosa può cambiare per i mutui la Brexit? Di per sè nulla, l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea non avrà effetti diretti: come detto la BCE col Quantitative Easing sta immettendo grandi quantità di denaro ed è pronta con ulteriore liquidità aggiuntiva, inoltre è già avviata come previsto la coordinazione con le banche centrali nazionali ["Le banche dell'Eurozona sono resilienti in termini di capitale e liquidità" per far fronte alla Brexit. Lo assicura la Bce in una nota spiegando che è "in stretto contatto con le banche e i rispettivi organi di controllo" e che sta "monitorando con molta attenzione" l'andamento dei mercati.].

L'unico fattore ad ora ipotizzabile che potrebbe far risalire almeno temporaneamente i tassi d'interesse dei mutui è l'eventuale "reazione" della banca centrale tedesca, ma non sembra che Francoforte alzerà i tassi anche perchè sono ovviamente aumentati gli acquisti di Bund, tra i Titoli di Stato che in simili occasioni hanno ruolo di "beni rifugio". In definitiva la Brexit non avrà effetti sui mutui.

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